5° Rassegna Teatrale

I Panni Sporchi

in

Il mistero dell’assassino misterioso

È di scena il giallo. Un giallo dai toni brillanti, la prima commedia scritta da Lillo&Greg. Il detective Mallory ha riunito nel salone principale del castello i sospetti assassini della Contessa Worthington, ma dopo soli cinque minuti accade qualcosa che cambierà il corso della narrazione.
Vengono riproposte le atmosfere del giallo più tradizionale, i duetti noir, le scene corali più coinvolgenti della commedia nonsense, si compenetreranno verità e finzione, verrà sfondata e poi ricostruita la quarta parete. Lo spettatore sarà portato a chiedersi se quello a cui sta assistendo è spettacolo o realtà e verrà accompagnato dolcemente alla scoperta della verità.
 
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Massimiliano Pazzaglia

in

Assassini puntualissimi

  Riccardo Pazzaglia, dallo humour anglo-partenopeo, viene tentato dal gioco della sconsacrazione del romanzo poliziesco inglese. Pazzaglia attribuisce ai suoi protagonisti nomi presi dalla storia e dalla letteratura inglese e, beffandosi delle convenzioni narrative del giallo classico, sviluppa un intreccio di irrefrenabile fantasia.
Nel castello di Lord Chesterfield, nella campagna inglese, è stato commesso uno strano omicidio, alle dieci in punto di un freddo mattino di novembre, il mese più misterioso dell’anno. Quando l’ispettore Walter Scott, di Scotland Yard, arriva al castello, viene informato che esattamente un’ora dopo il primo omicidio ne è stato commesso un secondo e i sospetti gravano su trecento possibili assassini…
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Vibration Gospel Choir

in

Christmas tour 2012

La parola Gospel significa Vangelo. Il Gospel, infatti, è più che un genere musicale: è vita, amore e preghiera. Cantato nelle chiese dei neri d’America è espressione profonda della loro fede. Insieme vi confluiscono la storia, le miserie, la gioia e le speranze di un popolo, sentimenti e situazioni che assumono però un carattere universale, nei quali si può immedesimare chi vuole cantare al Signore.  
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Orchestra da Camera Parti Reali

in

Musica italiana dal barocco al primo ‘700

 

L’orchestra propone brani del repertorio italiano del periodo barocco, esplorando varie forme musicali, dal Concerto per archi, al Concerto Grosso, al Concerto, vivaldiano, per 2 violini, violoncello e orchestra, che vedono la contrapposizione tra i Soli e i Tutti.
Sono i primi esperimenti di quelle fioriture individuali che porteranno alla nascita del Concerto per strumento solista e orchestra, gloria dei successivi periodi della storia della musica.

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Alessandro (Mago) Mancini

in

Mago Mancini Show (Aspettando la Befana)

  Vedere lo spettacolo di Mago Mancini è come ritornare bambini, ma con un unico difetto, che ritornerete come eravate prima.
Lo show si articola in quarantunomila brevissimi sketch, impercettibilmente diversi l’uno dall’altro e senza soluzione di continuità, per cui è impossibile distinguerli.
É entusiasmante, strabiliante ed elegante, ricco di battute e situazioni comiche originali e divertenti. Verrete catapultati in un mondo surreale, un mondo fantastico. Vi sembrerà di trovarvi a Disneyland Paris, ma senza lo stress di prendere l’aereo, cercare un albergo, fare la fila per ogni gioco. Il pubblico sarà, fin dalle prime battute, protagonista a tutti gli effetti, creando così una complicità con il Mago che genererà una carica di energia e improvvisazione.
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Federica Festa

in

Il volo delle farfalle

Quasi 27 anni di buio, tante tessere che danno vita a un giallo che non sembra trovare soluzione.
Oggi questo mistero Federica e Matteo Festa lo vogliono guardare in faccia. Per conoscerlo meglio, per averne meno paura, mostrando dall’inizio alla fine e attraverso una puntuale analisi delle diverse sentenze della Procura di Roma e delle interviste ai protagonisti, ai testimoni, ai familiari, lo scenario completo di questa insoluta tragedia. “Lo spettacolo nasce da un commistione di sensi del dovere: di donna, di romana, di italiana, di attrice, di coetanea” è così che Federica Festa presenta lo spettacolo,
“Io avrei la stessa età di Emanuela se lei non fosse stata sottratta all’attesa di quell’autobus. Come lei, da adolescente passeggiavo spesso tra san Pietro e Largo Argentina, come lei suonavo il flauto, indossavo jeans e scarpe da ginnastica. Mio zio era Monsignore, viveva nella Canonica del Vaticano e ho respirato a lungo nelle domeniche in visita a Zio Don Mario l’aria mista di talco Roberts e mirra di quelle sale silenziose e vuote, dove si poteva parlare solo sottovoce e camminare a testa bassa. Sono cresciuta con la storia della scomparsa di Emanuela e i primi giorni dopo quel 22 giugno 1983 i miei genitori mi dissero che non volevano che uscissi più da sola.”
 
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I SognAttori

in

Stasera ridi tu!

  Alcuni attori chiusi in un teatro ormai fatiscente che dev’essere raso al suolo per lasciare posto ad un parcheggio, sono per così dire ospiti di una contessa matta che li osserva come in un reality show e talvolta interviene da una telecamera nascosta. Invano un funzionario del comune tenterà di notificare alla contessa e di comunicare agli attori che il teatro è stato venduto e di sgomberare se non vogliono finire sotto le macerie. Gli attori credendo che il funzionario sia un nuovo input introdotto dalla contessa, quindi continueranno a recitare la loro parte come vuole lei, perché lo spettacolo deve continuare sempre, anche nelle difficoltà e far divertire la gente.
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Compagnia Teatrale Arte Povera

in

Li nepute de lu Sinneco

 

Li Nepute de lu Sinneco è la storia di due fratelli, un maschio e una femmina, che si contendono l’eredità di uno zio facoltoso, sindaco del loro paese d’origine. Il ragazzo viene da Milano, preceduto da una buona reputazione di studente modello, mentre la ragazza è appena scappata dal collegio seguendo il consiglio di un innamorato segreto. Per riuscire a sfuggire dai guai e dai pericoli in cui sono incappati, i due ragazzi si scambiano inconsapevolmente i ruoli: lui si traveste da educanda e lei da studente. Fra infinite peripezie, direttrici severissime e domestici compiacenti, il Sindaco si troverà a dover dipanare con arguzia e generosità una matassa assai complicata.
Il testo segna una svolta nella drammaturgia di Eduardo Scarpetta. L’autore prende le distanze dalla tradizione del teatro napoletano, che vedeva al centro della scena la povera gente, e si rifà al teatro francese, rivolgendo la sua attenzione di drammaturgo sulla borghesia che verrà ritratta in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.

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Carlo Alberto Ferrara

in

Sana e robusta Costituzione

È sempre più difficile sopravvivere in questa società. conviene fortificare il proprio fisico e la propria mente oppure il rischio è quello di abbandonarsi a metodi di mimetismo civile.  
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La compagnia teatrale T/S TeatroStalla

in

Infactory

  La condizione dei trentenni esplorata, allusa, svelata con crudeltà e poesia attraverso la metafora di due vitelli a stabulazione fissa prossimi al macello. Un dialogo che non avviene, che è esposizione frontale, danza riflessa su schermi virtuali, esercizio solitario di una poesia raffinata, di cui i due attori si fanno tramite per scoprire risorse lessicali, metriche, timbriche di una lingua che trova un’inedita cittadinanza sulla scena giovanile. INFACTORY nasce al teatro per vie originali e impreviste, che rielaborano la biografia e la letteratura, il mondo delle immagini e le nuovissime risorse della comunicazione interattiva per farsi lente di ingrandimento su uno spaccato generazionale sul quale si sospende il giudizio ma si aprono molte domande. A partire dalla questione, implicita eppure lacerante, di come conquistare finalmente l’uscita verso la campagna aperta, ovvero verso un futuro di libertà e realizzazione personale.
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Centro Artistico Internazionale Il girasole

in

La trilogia della gonna

Tre spettacoli autonomi ma strettamente legati tra loro. Tre momenti diversi ma legati da un unico filo conduttore, fatto di fisicità, melanconia e solitudine, il tutto visto dalla soggettiva di donne.
Diario di Primavera, la morbida danza di una donna-bambina sul filare dei ricordi sgranati dall’oblio di un baule polveroso. La lettura di un diario ritrovato rende come per magia tempo presente e tempo del ricordo strettamente intrecciati, mescolati in un fluire unico di sensazioni, colori, odori.
Carlotta, il racconto di una bambina di 4 anni, ci conduce attraverso un lungo viaggio, viaggio che l’ha portata a scrivere una lettera a sua madre per raccontarle tutto, anche quello che non le aveva mai detto. Affiorano ricordi, momenti felici, insegnamenti che la mamma le lasciava giorno dopo giorno e QUEL giorno, un giorno in cui tutto era improvvisamente cambiato.
Raccionepeccui, scritto da Giuseppe Bertolucci, un monologo onirico: comico, tragico, rosa, nero, lugubre, poetico, attraverso il quale si vomita in scena l’incredibile vicenda di una povera disperata del meridione d’Italia.
 
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Andrea Cota e Valerio Malorni

in

La scoperta dell’america

  La Storia nulla lasciò a Colombo della sua scoperta, fuorché monumenti, dopo la sua morte. La Scoperta dell’America è la storia della tigna che occorre a tutti noi, affamati navigatori della terraferma, per poterci alzare dal letto ogni mattina, con il sogno di poter camminare, ogni giorno, un poco più lontano.

Nun ce se pensa e stamo a fa baldoria
nun ce se pensa e stamo all’osteria;
ma invece stamo tutti ne la storia.

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Compagnia IMAMAMA TEATRO

in

Come bestie che cercano bestie

 

Leggere Pasolini è entrare dentro ad un mondo fatto di miseria, disperazione, ma anche poesia. I suoi ‘eroi’ di eroico non hanno nulla se non il fatto di essere costretti a combattere contro la vita che li ha messi nel posto più scomodo e lontano, confinati al limite della città, al limite dell’esistenza stessa. Si potrebbe pensare che questo mondo sia del tutto scomparso, che faccia parte di una memoria letteraria, ma così non è: se si guarda bene, se ci si allontana dall’ologramma che Roma offre al mondo (il Papa, il Colosseo, Trastevere etc.) si scopre che quella ‘disperata vitalità’ è ancora tutta lì, con le stesse facce, gli stessi modi, la stessa desolata desolazione. Gli ‘eroi’ hanno solo cambiato nomi e provenienza, così Romano il Burino non arriva più da Tuscania, ma da Sibiu, sud della Romania. I lavori che fanno sono sempre gli stessi, al limite della legalità e della sopravvivenza. La solitudine che li accompagna è la stessa.
La fine che fanno è la stessa.

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Associazione danza FUORICENTRO

in

Dietro l’angolo

Arrivato solo, senza soldi e senza progetti a New York, costretto a fare i lavori più assurdi negli ambienti più diversi. Paolo passa di esperienza in esperienza fino ad arrivare a fermarsi, per riflettere, per comprendere che tutto questo proiettarsi sul fuori non ci fa più intravedere il dentro. Tornando a casa dal lavoro si ferma in un bar, si siede ad un tavolo e ordina da bere….  
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I Teatranti

in

Sacro e Profano

  Siamo a Natale. Fra due mesi si svolgono le elezioni comunali e il parroco e il sindaco sono ai ferri corti a causa delle rispettive posizioni politiche. Nella sacrestia della chiesa, il Cristo dalla croce inutilmente li tiene a bada e decide di tornare una seconda volta sulla terra, ma non sotto forma di bambino, bensì come un vecchio barbone. Le sorprese, ovviamente, non mancheranno.
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Rodolfo Siraco e Il Borgo

in

Radici

Nasce da una duplice esigenza: la voglia di riproporre gli antichi spirituals e il desiderio di proiettare una luce sulle schiavitù di oggi. Che esistano ancora schiavitù è palese. Sono evidenti negli occhi dei bambini che fanno la guerra e in quelli delle ragazze sui cigli delle strade. Ma le schiavitù di cui ci parleranno i testi che si alterneranno ai canti sono quelle impalpabili, sottili, insidiose e subdole: omologazione, indifferenza, immagine, frenesia, leggi di Mercato. Cantare gli spirituals e riflettere su alcuni video, brani e poesie vuol essere un semplice modo per guardare e guardarci con occhi disincantati attraverso gli strumenti della critica e dell’ironia. La regia è di Massimo Siraco che, insieme ad Anna Pozzi, ha curato anche la scelta delle letture.
I brani musicali sono stati rielaborati e arrangiati da Fabrizio Cavalieri, da Gilberto Ceccarini, dal
M° Stefano Ciotola e dal sottoscritto che, con grande gioia, ha avuto modo di “raccontare” la sua esperienza, maturata oltre 25 anni fa nello studio degli spirituals (con la guida del caro amico e maestro Achille Maggi alla memoria del quale dedico questa idea), agli amici sopra citati trovando in loro, lo stesso suo entusiasmo nel proporre un progetto “nuovo” legato ad un tipo di musica che è divenuto patrimonio per l’umanità.
 
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Simone Càstano

in

Marc Chagall, tra cielo e terra

  Marc Chagall Tra Cielo e Terra nasce dall’esigenza di raccontare quest’uomo meraviglioso, nel senso esatto del termine; un uomo che, con la sua semplicità, ha provato a tirare fuori da ogni essere umano la propria creatività; un uomo che ha mantenuto costante per un’intera vita, fatta di dubbi e incertezze altrettanto costanti, la sua anima, manifestata attraverso la sua arte, e soprattutto la pittura; una pittura fatta principalmente di personaggi della sua terra natia, ma anche di luoghi e oggetti ricorrenti, e sempre e comunque una pittura fatta di colori, rovesciati sulle sue tele “come vino zampillante”. Un uomo che, dopo averlo conosciuto attraverso i suoi quadri, ha suscitato in me una domanda: “Perché non possono anche gli uomini comuni insegnare la propria arte di vivere? Perché devono essere solo gli artisti insegnanti di vita?”
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Il Borgo

in

Il club delle vedove

Ida, Lucille e Doris sono tre amiche di lunga data rimaste vedove che continuano a vivere nel ricordo dei loro defunti mariti con regolari visite al cimitero. Con sarcasmo e battute frizzanti queste tre donne condividono le loro vite, la loro solitudine e tante chiacchiere, ma l’arrivo di un uomo in scena rompe i loro equilibri, ponendole di fronte ad una realtà che può dare un senso nuovo alla loro vita. Una commedia sull’amicizia e di come questa possa aiutare a superare il dolore e far tornare il sorriso alla vita.
“…Bene, allora d’ora in poi potrete fare a meno di me. A partire da oggi, io mi dimetto ufficialmente da questo…questo…club cimiteriale!”
 
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Compagnia Dionisia

in

Porta chiusa

  Manifesto teatrale della filosofia esistenzialista di Jean Paul Sartre, il dramma si svolge con unità di tempo, di luogo e di azione in una stanza arredata con gli unici elementi necessari allo sviluppo della drammaturgia: un divano rosso, uno verde, uno azzurro. Su un piedistallo un bronzo e un tagliacarte. Niente specchi, niente finestre, niente interruttori. Solo un campanello. E molto caldo. Tre sono i personaggi, che iniziano a poco a poco ad intrecciare una rete di relazioni incrociate per nascondersi, svelarsi, rincorrersi, sfuggirsi, in un crescendo che li costringerà a mettersi a nudo con sé stessi e con gli altri, confessando le proprie colpe e cercando inutilmente la salvezza nell’altro. Un cameriere conduce questo gioco al massacro, reclamato da una volontà superiore a cui non si può sfuggire. Nell’atmosfera claustrofobica e inquisitoria di questa stanza delle torture psicologiche ognuno si scoprirà vittima e carnefice degli altri due. E quando poi finalmente la porta si aprirà, nessuno vorrà e potrà più uscire, perché è ormai legato indissolubilmente alla presenza e al giudizio degli altri, stretto nella morsa di un cerchio infernale il cui solo confine è l’eternità.
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Silvia Trinchera

presenta

Di fili e trame , da un’idea della regista e degli attori

Nasce come uno studio, una ricerca della regista e degli attori, che come artigiani hanno tessuto lo spettacolo intorno allo sguardo di un uomo. L’eroe.
I suoi occhi sono in grado di vedere, ma il vedere mostra una realtà deformata.
E si dipana la matassa.
Un intreccio fatto di coraggio, forza e lealtà. Ma anche debolezza.
Che cosa è un eroe?
Questo è il nodo.
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