4° Rassegna Teatrale

 

 

Massimo Bagnato, attore comico di successo, è considerato uno degli esponenti più rappresentativi della comicità nonsense del panorama italiano. In questo spettacolo teatrale coinvolgerà il pubblico nella selezione dei suoi “nuovi cavalli di battaglia”. Massimo Bagnato ci comunica che se piaceranno, se ne vanterà i meriti, in caso contrario il pubblico dovrà assumersi le proprie responsabilità. Quella di Massimo Bagnato è una comicità che gioca a ribaltare il classico clichè dell’attore comico immancabilmente impegnato nel monologo, che spesso ne rappresenta la cifra stilistica. Qui evidentemente, durante tutta la “non-rappresentazione”, non si scorgono tracce di battute logico-sequenziali, ma tantomeno di aneddoti che abbiano velleità umoristiche.Paradossalmente quasi sempre si ride…Quanti già si ritengono degli irresponsabili? Quanti pensano di non esserlo? Quanti pensano?

 

Suona la campanella. Gli spettatori-studenti entrano in sala e si trovano in un’ aula scolastica in tutto e per tutto: per ognuno di loro un banco verde e una sedia li aspetta. In cattedra la prof. Spinelli, buffa e severa insegnante di lettere, precaria da ventidue anni e ormai stanca di aspettare una cattedra che non arriva mai. La troviamo addormentata sui temi di italiano da correggere, ma la campanella anche questa volta la sveglia e inizia la sua ora di lezione, in terza B. Appello, giustificazioni, spiegazione del Manzoni,consegna compiti e interrogazioni a tappeto proprio come tante altre mattine, ma qualcosa rende quel giorno unico. Il bidello consegna una circolare di sospensione dall’incarico per la prof Spinelli per inadeguatezza professionale… La nostra prof, metafora di una scuola in cui i presidi chiedono agli allievi di connettersi ad internet perché non sanno farlo, ha vissuto per anni tra luci al neon, graduatorie, antologie e sedie che rompono le calze. Ha difeso il crocifisso nelle aule come simbolo dei valori della nostra società, della solidarietà. E ora quella stessa scuola la mette alla porta. Di fronte ai suoi studenti la sua austerità si scioglie, e la prof si ritrova a interrogarli ancora una volta, ma non sul Manzoni, ma sulla scuola che vorranno.

 

Racconto corale e profondamente poetico “ In nome della madre” è la narrazione dal punto di vista di Miriàm/Maria, della sua gravidanza, dall’annuncio dell’avvento all’offerta finale di suo figlio a Dio attraverso la preghiera di non portaglielo via prima dei 30 anni.
E’ un racconto di una bellezza e di un amore immenso, viscerale, di Giuseppe verso Miriàm e un legame unico e assoluto tra madre e figlio fino al distacco dal corpo, attraverso la nascita.
Erri De Luca riesce in poche pagine a descrivere la forza, il silenzio e la difficile accettazione di Miriàm di un destino che da madre sente implacabile, al quale non può opporsi ma solo chiedere che avvenga il più tardi possibile.
L’autore rende Miriàm concreta, carne e sangue, donna impaurita ma forte, forte da sfidare leggi e villaggio senza mai abbassare la testa.
Una storia vera perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista e non da quello degli uomini.

 

Spettacolo Teatrale – Musicale di canzoni di Bob Dylan tradotte in italiano e romanesco.
Una selezione quanto più completa e variegata possibile dell’Universo Dylaniano, un Universo fatto di poesia, dai toni spesso forti ed evocativi, quasi una visione parallela della realtà.
Tito Schipa svolge magnificamente il compito di rendere al meglio questo affascinante mondo, con una capacità di sintesi sincretica e mai sterile e di adattamento plastico della nostra lingua, foneticamente così diversa da quella americana, che non manca di stupirci ascolto dopo ascolto.

 

“Hai sentito che caldo? Ammazza che robba. Hai sentito che aumentano la benzina? Ammazza che robba. Ma dicono che il governo abbassa le tasse; ammazza che robba”. Ecco che l’espressione “Ammazza che robba”, apparentemente romanesca, poi così non è, anzi al contrario, assolutamente onomatopeica e trasversale a culture, lingue, popoli. “Ammazza che robba”, ironico, disincantato, poeticamente pragmatico, non è soltanto un modo di dire ma è soprattutto un modo comico di vedere la vita e cercare di arrivare a domani attraverso un grande esorcismo apparentemente dialettale. Leggero, veloce, inerente, sempre attaccato alla realtà e a tutte le sue evoluzioni quotidiane, “Ammazza che robba” è la nuova proposta comica teatrale che quel “mascalzone politicamente scorretto” di Alessandro Di Carlo propone. Sempre voce fuori dal coro, allegramente romano e romanesco con tutta quella capacità d’improvvisazione della quale Alessandro Di Carlo è in qualche modo il comico più singolare della sua generazione… “Hai visto Di Carlo ieri sera?”…”AMMAZZA CHE ROBBA!!!”

 

E’ la storia di una attrice che decide di festeggiare il suo quarantesimo anno di carriera teatrale nel teatro vuoto, oramai in demolizione, che l’aveva vista debuttare e trionfare.
Ed è proprio dal vuoto di quel palcoscenico che i suoi ricordi prendono forma. Ballerini, sarti, macchinisti, suggeritori, luci, fondali, costumi prendono magicamente vita ed insieme a lei realizzano uno spettacolo fatto di tentativi, spunti, ipotesi, aspirazioni, sogni che spaziano in tutti i generi teatrali dalla rivista vecchia maniera, al teatro classico, dall’avanspettacolo al musical, in un rapido susseguirsi di gag, trovate, occasioni coreografiche e momenti musicali quali solo il maestro Trovajoli poteva regalarci.

 

La faccia di bronzo ce l’ha chi compie le peggiori azioni e sembra non accorgersene nemmeno, ce l’ha chi non ha remore rimorsi o ripensamenti, chi non conosce vergogna per quello che fa e che, perciò, imperterrito continua a fare. “Guarda, come se niente fosse!” è la frase che solitamente accompagna il passaggio di quelle facce. E questo essere impermeabili, inattaccabili che è proprio delle facce di bronzo provoca, in chi entra in contatto con tale duro metallo, un ineluttabile senso di impotenza, di frustrazione: vorresti spaccargliela quella inalterabile faccia, ma è di bronzo appunto, ti farai male solo tu, ti spaccherai qualche osso mentre lei ti sfilerà sotto il muso beffarda. Il consiglio? Per non soccombere fai appello a tutte le qualità che la gente ti ha riconosciuto, accettando la mano complice dell’ironia e della comicità. Noi spettatori, intanto, prendiamo spunto dalle brillanti intuizioni che la Scuccimarra mette in scena, per far fronte alle facce di bronzo in cui, purtroppo, spesso ci imbattiamo.

 

Miseria e Nobiltà scritta da Eduardo Scarpetta nel 1887, è una delle commedie più famose dell’autore anche grazie alla versione cinematografica del 1954 che ha visto come protagonista il grande Totò. La vicenda si svolge a Napoli e narra di due famiglie poverissime ( Pasquale, sua moglie Concetta, la loro figlia Pupella e Felice, la compagna Luisella, il figlio di lui Peppeniello) che per risparmiare hanno deciso di affittare uno solo appartamento da condividere, ma la convivenza non è facile e i litigi, soprattutto fra le due donne di casa, sono continui. In una giornata in cui tutto sembra girare storto, Pasquale riceve da un giovane marchese la proposta di presentarsi in casa del futuro suocero, come suo padre per dimostrare che la famiglia approva il matrimonio con la figlia e chiede di portare con se la moglie e alcuni amici i quali si fingeranno i suoi nobili parenti. Per i poveri significa la possibilità di mangiare a sazietà almeno per un giorno! Ma le sorprese in casa dei nobili non mancheranno e perché ci sia il lieto fine sarà necessario il classico colpo di scena!

 

Chi sono Euro e Lira?
Due personaggi forse in cerca di una nazione o di una collocazione ai quali non basta essere posti metaforicamente in un portafoglio; i due protagonisti ambiscono a molto di piu’: vogliono essere i protagonisti della nostra storia. Due protagonisti senza i quali  non potremmo vivere sia nel presente e sia nel ricordo del passato.Lira è la diva sul viale del tramonto! Rimasta imprigionata nella  gloria del suo passato, dove la rinascita dell’ Italia si  percepiva dappertutto dopo che la guerra aveva lasciato solo ceneri lungo il suo percorso. Lira aveva visto riempirsi di giovani promesse le aule delle scuole, aveva assistito alla ricostruzione di palazzi, di strade e di  interi quartieri.Euro invece è il giovane yuppie, pieno di vanagloria che si crede padrone del mondo. Qualcuno gli ha conferito un potere che non forse merita.Euro è pieno di contraddizioni e paure, apparentemente sembra soffrire di delirio dell’onnipotenza, poi, nel corso della storia dimostrerà la sua fragilità, tutte le sue paure che lo costringono a restare nascosto sotto ad una panchina di Villa Borghese.Piu’che un duetto d’amore, il loro sara’ uno scontro verbale, basato su fatti concreti che appartengono alla loro storia: un intreccio tra tradizione ed identità, messe a confronto dalle dinamiche di un  capitalismo  sfrenato e dall’illusione della ricchezza.
Alla fine la storia diventera’ una sottile e raffinata critica all’economia, al capitalismo ed alle fatue vanaglorie dell’uomo moderno.Solo i versi della poesia ed  il ricordo dei grandi poeti salveranno i due protagonisti dall’ affogare nella propria grande ed amara illusione di essere  semidei. I due protagonisti quindi si ameranno a modo loro, come fecero nel film Harold e Maude: solo come due soldi possono amarsi: accettando i propri limiti e valori.

 

Una commedia che prende spunto dalle serie televisive che affollano le emittenti pay tv. Questo canale immaginario, propone ogni sera sul palco nuovi episodi delle serie in programmazione: la vita dei protagonisti di “Amici in affitto”; I casi clinici di “Risonanza magnetica”; le emozioni d’amore di “Cuoratella”; l’azione, le indagini ed i colpi di scena di “Polissiotti”.
Tra video pubblicitari e puntate recitate dal vivo, SitCom – canale zero è il meglio dei serial televisivi in teatro … se tutto va bene!

 

Due donne , due vite, due storie. Amori, amicizie e passioni segnano il loro scorrere quotidiano. Laura giornalista affermata e Francesca chef e aspirante scrittrice, sono moderne, ambiziose e inguaribili romantiche. Sono inquiete, insoddisfatte, insicure. Un incontro però cambierà la loro vita !

New York 1975. Con la solita divertente ed amara ironia, Neil Simon, mette in luce le nevrosi di una coppia di mezza età che scopre quanto la loro vita sia vittima del consumismo, del cinismo, della crisi economica e lavorativa. Mel ed Edna dovranno combattere contro dei vicini maleducati, la perdita del lavoro, la depressione e l’esaurimento nervoso, subendo l’umiliazione di parenti pronti a giudicarli più che ad aiutarli, scoprendo, alla fine, quanta forza può dargli la loro unione, la loro ironia, il loro amore. “Perché siamo qui? Che ci facciamo tutti in casa di quella donna dove da anni non ci ha invitato? Riguardo a nostro fratello, a nostro fratello malato di esaurimento nervoso, vigliacca la miseria!”

Il comico impacciato, un mago pasticcione, ballerine fuori forma e cantante un po’ soprano… Chiudi gli occhi e torna indietro……. Avanspettacolo sei tornato!
Rattoppato, ricucito di lustrini mascherato, ma dei grandi il primo amore e giammai dimenticato……
Un omaggio spensierato al bel cinema Italiano ….
– aooohh!! basta un pò co sta storiella…… !!!!
– facce ride …!!!!
– ma a tu sorella !!!!!!!

 

Una famiglia si riunisce per le vacanze, ma non si tratterà di un’occasione lieta. Il capofamiglia, come si scoprirà in breve tempo, è stato assassinato. L´omicidio può essere stato compiuto solo da una delle 8 donne presenti nella casa. Si può facilmente immaginare quanto il gioco di rivalità sia ad alto voltaggio. A prima vista, potrebbe sembrare un tipico giallo alla Agatha Christie: una villa isolata in mezzo alla neve, otto donne costrette a stare sotto lo stesso tetto… mentre, nel frattempo, il padrone di casa giace senza vita nella sua stanza, con un coltello da cucina conficcato nella schiena. Ben presto, salterà fuori che la sua rispettabile famiglia non è poi così impeccabile come appare, e che tutte le signore presenti alla villa avevano un ottimo motivo per desiderare la sua morte: ma chi di queste è l’assassina? 8 femmes è un gioco teatrale di formidabile precisione: lo spettatore si trova ad assistere a un allegro gioco al massacro che non risparmia niente e nessuno, e che metterà alla berlina tutte le ipocrisie, le falsità e i pregiudizi della famiglia; mentre le otto protagoniste di questa cinica commedia umana, nell’arco di un’intera giornata, si fronteggiano a colpi di affermazioni al vetriolo, tirando fuori una dopo l’altra i propri scheletri nell’armadio. La commedia sa alternare con abilità dramma e commedia, divertimento e commozione. E alla fine, beh… non tutto è come sembra…Alla vigilia di Natale un omicidio sconvolge 8 donne. Ognuna è sospettata, ognuna ha un movente, ognuna nasconde un segreto.

 

Nella pièce l’atleta Koroibos, ex cuoco, esprime i peggiori vizi della Grecia di un tempo, che sono quelli di adesso. Ovvero la ricerca di un arrivismo senza scrupoli che non esita a ricorrere al doping pur di primeggiare nello sport e nella vita sociale. Allora come ora, infatti, il primeggiare in una disciplina dava accesso alle più alte cariche politiche. Fa da contrappunto a Koroibos la madre Callipatera, la sua coscienza, la quale gli rammenta l’onore del padre defunto, pescatore e persona giusta tanto da diventare capo del villaggio. Il trait d’union è Pittaco, poeta cantore della semidivinità dell’atleta. Figura melliflua e amante di Koroibos, egli oscilla tra la poesia moralistica e la funzione di mistagogo, pronto a somministrare bevande che portino al contatto con l’Olimpo degli dei e dello sport. La storia della vittoria si svolge fino al drammatico scontro di Koroibos con la madre invano protesa alla ricerca di una via di salvezza lontana dalla droga, dal lusso e dagli eccessi. Il ritorno all’isola della semplicità di Lussino rimarrà una vaga chimera aggirantesi tra il sangue sparso degli affetti primari elusi. Tutto là tra Olimpia e i sacri misteri di Eleusi.

La commedia è tutta incentrata sulle diatribe di due coniugi, Geppino e Margherita Iaccarino che decidono di divorziare innescando una girandola di situazioni divertenti in cui saranno coinvolti tutti gli altri componenti della famiglia. La figlia Marisa è preoccupata per il fidanzamento con Nicolino, figlio di famiglia benestante. Stenda e Sarappa, avvocati dei coniugi, per vincere la causa di separazione, consigliano rispettivamente l’una di trattenere l’ira ed essere dimessa e l’altro di provocare per essere picchiato. Nella casa vivono anche il nonno Alfonso e la zia Cristina, sempre alla ricerca del suo principe azzurro. A complicare le cose tra Geppino e Margherita ci penseranno Persichetti, Memette e Osvaldo. Come tutte le commedie a lieto fine, un’impicciona Concettina chiarirà tutti gli equivoci riportando la serenità in casa Iaccarino.

 

Un testo, di grande attualità, pieno di humor e ricco di contenuti.
Su una strada, si incontrano due donne. La prima in fuga dalla Casa di Riposo che la ospita, l’altra, con il vestito delle occasioni, in fuga dalla festa del 20° compleanno della figlia. Si incontrano per caso facendo l’autostop per allontanarsi, fuggire appunto, dalla routine giornaliera e da un mondo che le avvolge loro malgrado. Due vite che si incontrano e da quel momento si intrecciano. Il loro è un autostop che li porterà a condividere esperienze a loro sconosciute. Due donne con due caratteri molto diversi e, a modo loro, complementari. La prima è un’anziana donna arzilla e ancora piena di vita, che affronta gli ostacoli con molta disinvoltura, una donna che ha sempre vissuto indipendentemente dai fatti della vita. L’altra, invece, succube di una famiglia che l’ha sempre trattata come un elettrodomestico. Due vite a confronto in un susseguirsi di avventure fino alla prigione. Poi, quando tutto sembra tornato come sempre, la più giovane delle due, che ha imparto la lezione dalla sua amica, si “arma” di camper per il giro dell’Europa, un giro di libertà, coinvolgendo l’anziana compagna di autostop

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